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Che la grande festa degli italiani cominci: a Peterborough

17/09/2014

And then without further ado, the Italian Festival will return for its sixth year on 20 and 21 September. New for this year are performances by a Sicilian brass band and Italian pop group, boxing demonstrations and a display of Italian cars. Also returning is a pop-up restaurant on Cathedral Square on the Saturday night. Peterborough is set to host a feast of all things Italian with the city’s two-day Italian Festival returning to Cathedral Square on Saturday 20 and Sunday 21 September 2014.

 
  • n., Aspetti della fortuna dell'Antico nella cultura Europea

Prezzo di vendita 10,00

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Dettaglio prodotto

ISBN 9.788.865.720.271

Curatore Sergio Audano, Giovanni Cipriani

Collana Echo

Anno Pubblicazione 31/03/2011

Paese di pubblicazione Italia

Legatura Cucito a filo refe

Dimensioni 14x21

N° Pagine 114

Numero edizione I

Lingua Testo Italiano

Disponibilità Poche

Spese di spedizione 0

Destinatari Pubblico generico, università

Aspetti della fortuna dell'Antico nella cultura Europea

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Atti della Settima Giornata di Studi - Sestri Levante, 19 marzo 2010

La Premessa a una raccolta di Atti ha, per statuto di “genere”, la funzione di presentare in modo sintetico i materiali che vi sono raccolti, inquadrandoli nel contesto “pragmatico” nel quale si è realizzata la loro originaria performance. Ma questa volta, nel salutare la prima uscita degli Atti del Centro di Studi sulla Fortuna dell’Antico “Emanuele Narducci” di Sestri Levante, e più precisamente quelli della VII Giornata tenutasi lo scorso 19 marzo 2010, presso l’Editore foggiano “Il Castello”, chi scrive si concede volentieri una violazione delle regole del “genere” prefatorio per esprimere ante omnia un vivo ringraziamento all’amico prof. Giovanni Cipriani, che con grande generosità ha favorito in questo modo la continuazione della tradizionale pubblicazione degli Atti sestresi in un momento, come l’attuale, che si contraddistingue per i tagli sempre più devastanti alla cultura, alla scuola, all’università. Così facendo (e mi piace evidenziare nel dovuto rilievo proprio questo aspetto), il Centro mantiene fede all’impegno che negli anni passati il suo fondatore, il compianto Emanuele Narducci, aveva sentito quasi come un punto d’onore, ovvero la pubblicazione degli Atti in tempi rapidi, pronti per essere presentati già nell’occasione della successiva Giornata di Studi, come segno tangibile non solo di operosità scientifica, ma anche di impegno civile e morale. Il ringraziamento si estende naturalmente a tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a garantire al Centro la continuità della sua proposta culturale, la quale, sperimentata fin dall’ormai lontano 2004, ha di anno in anno visto confermata la propria efficace vitalità; la testimonianza migliore è offerta dal gran successo di pubblico, che costantemente interviene nella stupenda cornice dell’Abbazia dell’Annunziata di Sestri Levante (grazie alla disponibilità della Fondazione Mediaterraneo, al cui Direttore Generale, il dott. Angelo Barreca, va un ringraziamento altrettanto caloroso, volentieri esteso al Comune di Sestri Levante, e al suo Sindaco dott. Andrea Lavarello, e alla Provincia di Genova): si tratta, e lo sottolineo con vivo piacere, di un pubblico folto e variegato, composto da docenti universitari e liceali, da giovani studiosi in formazione (per la cui partecipazione sono anche previste delle apposite borse, finanziate con generosità dal Lions Club di Sestri Levante, dal prof. Cesare Barbieri e dalla sig.ra Giovanna Bertonati Narducci, in memoria del marito) e anche da studenti liceali, che in questo modo, proprio grazie all’approccio multidisciplinare tipico delle Giornate sestresi, dispongono dell’opportunità di ampliare i propri orizzonti culturali, imparando a collegare tra loro i diversi “saperi” disciplinari. È anche doveroso rivolgere un vivo ringraziamento alle istituzioni che in modo diverso sovvenzionano le attività del Centro, dai Dipartimenti di Antichistica delle Università di Foggia, Pavia e Siena (un parterre accademico di altissima qualità, che contiamo di incrementare, nonostante le oggettive difficoltà, come risposta all’attuale barbarie), alle Delegazioni AICC di Chiavari e di Firenze, all’Accademia Fiorentina di Papirologia e di Studi sul Mondo Antico, alla Sezione Tigullia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, all’Editore fiorentino Polistampa. La fortuna deglistudia humanitatis consiste, inoltre, nel fatto che, al di là delle istituzioni, ci sono sempre concretamente gli homines: qui esprimo un ringraziamento affettuoso a tutti i componenti del Collegio dei Consulenti del Centro, molti dei quali si sono adoperati anche a titolo personale per sopperire alle non poche difficoltà che si sono dovute affrontare nel recente passato; in particolare un grazie sincero va all’amico prof. Giancarlo Mazzoli, il quale, nel suo ruolo di Vice-Coordinatore, ha sempre seguito con attenta e particolare sollecitudine tutte le vicende, mai facendo venir meno il suo consiglio prezioso. E ora, rientrando nei canali tradizionali delle Premesse, passo a illustrare i testi che sono qui raccolti, non senza però rivolgere con gratitudine un vivo ringraziamento anche agli autori, non solo per la loro partecipazione personale a Sestri, ma anche per aver consegnato con solerzia le proprie relazioni. Per ragioni varie sono qui raccolti solo alcuni dei contributi che sono stati presentati lo scorso 19 marzo 2010 (che appaiono unificati dal motivo del “viaggio”, sia reale sia metaforico), ma contiamo (ricavando in questo modo un ulteriore motivo di speranza per il futuro) di inserire i testi mancanti negli Atti del prossimo anno. Il volume si apre col denso articolo di Giovanni Cerri (Università di Roma III) sul tema Ulisse omerico e “meta-omerico” in Dante: omerista di indiscussa autorevolezza, Cerri muove dal confronto tra la conclusione della Nekyia omerica (Od. 11, 627-637) e l’episodio di Medusa nel canto nono dell’Inferno dantesco (Inf. 9, 52-54) per enucleare una serie di analogie tra i due passi tali da lasciar ipotizzare una conoscenza, ovviamente solo mediata, di Omero da parte del poeta fiorentino; l’analisi si trasforma così nell’occasione per verificare tutti i dati circa i possibili accessus danteschi al poema omerico, a iniziare in particolare da alcune citazioni ciceroniane che sono vere e proprie parafrasi di luoghi dell’Odissea. Il contributo apre interessanti prospettive circa la costruzione della figura di Ulisse nell’Inferno dantesco, dove appare intrecciata nella dialettica di un eroe proteso alla ricerca della verità, ma anche sfuggente ai limiti propri della natura umana (in questo assimilabile allo stesso Dante seguace della “Donna gentile” e, di conseguenza, ingannato da false immagini di bene). Segue poi il contributo di Gianni Guastella (Università di Siena) che ha parlato su I prodigiosi itinerari della parola. La Fama degli Antichi e le sue trasformazioni tra Medioevo e Rinascimento. Lo studioso, dopo aver tracciato nel contesto della cultura letteraria antica un sostanzioso percorso circa l’accezione del lessema fama (dove convivono valenze positive con altre marcatamente negative, ad esempio nel senso di “maldicenza”, “diceria”), nota come di quest’ultimo manchino in età classica raffigurazioni iconografiche, pur in presenza di cospicue rappresentazioni letterarie, come in Virgilio e in Ovidio. Sarà invece Boezio a sottrarre alla fama ogni connotazione negativa, consentendone in questo modo una larga fortuna non solo in ambito letterario, ma anche iconografico, come testimoniato, ad esempio, dalle raffigurazioni legate al petrarchesco Trionfo della Fama. Ulteriore apporto, come dimostra in maniera convincente l’autore, è fornito, soprattutto in età umanistica, dalla descrizione della Gloria del popol mondano nell’Amorosa visione di Boccaccio. Il saggio di Gabriella Moretti (Università di Trento) qui pubblicato,Lettere dagli Antipodi: comunicazioni letterarie fantastiche fra Tiberiano e il Cymbalum mundi, è in realtà diverso dal testo presentato a Sestri, con cui però condivide il riferimento agli Antipodi, un tema al quale l’autrice ha dedicato, come noto, importanti studi. La studiosa mette in luce una linea di persistenza culturale e letteraria fondata sul motivo di lettere giunte dagli antipodi: questofil rouge trae la sua origine, quasi a dispetto della straordinaria fortuna che godrà in età moderna, da un breve frammento del poeta Tiberiano riportato da Servio nel commento a Aen. 6, 532: dopo averne vagliato le ipotesi relative al possibile contesto di appartenenza (o un dialogo filosofico o, forse più probabilmente, una satira menippea, come noto caratterizzata dal prosimetro), la studiosa passa ad analizzare un testo del medioevo anglosassone, il Draco Normannicus di Stefano di Rouen (composto intorno al 1170), dove re Artù, trasportato agli Antipodi dalla sorella Morgana dopo la battaglia di Mordred e poi diventatone il sovrano, scrive da lì al re Enrico II d’Inghilterra preannunciando la morte della madre del sovrano. Dopo l’analisi di alcuni riferimenti petrarcheschi, l’articolo si sofferma nella parte conclusiva sul Cymbalum mundi, un testo comparso nel 1537 e attribuito a Bonaventura Des Périers: lo scritto venne accreditato come una sorta di manifesto dell’ateismo e come tale fu condannato al rogo, ma in realtà fu al suo tempo portavoce della proposta di una ricerca religiosa interiore che comportava la pratica del silenzio e l’assenza dei frastuoni mondani, una proposta che probabilmente maturò nell’ambito delle attese religiose della cerchia di Margherita di Navarra e dello stesso Francesco I suo fratello. Il volume è concluso dal contributo del francesista Giorgetto Giorgi (Università di Pavia), Il “Grand Tour” e la scoperta dell’antico nel “Labyrinthe du monde” di Marguerite Yourcenar: lo studioso mette persuasivamente in luce come la grande scrittrice francese, riferendosi al suo avo paterno Michel Charles e al suo “Tour” in Sicilia (secondo la grande moda dei viaggi romantici), conferisca notevole rilevanza al mito come elemento di accesso a forme di cultura “altre” e “diverse”, ben lontane quindi dalla convenzionalità della società borghese. Questa esperienza consente alla Yourcenar di elaborare una sua vera e propria filosofia della storia, che si articola mediante non un percorso lineare, quanto piuttosto un andamento ciclico, secondo una visione del mondo a cui non è estraneo il dialogo col pensiero filosofico greco, a iniziare da quello eleatico. Mi auguro che questi brevi cenni siano in grado di esprimere non solo la ricchezza della varietà degli argomenti proposti, ma anche la qualità scientifica di queste relazioni che, merito non da poco, si propongono come strumenti di alta e qualificata divulgazione culturale in grado, come speriamo, di fornire ulteriore prova di quanto le diverse forme intellettuali della cultura moderna siano debitrici, sia pure con forme e modalità diverse, verso la grande esperienza della civiltà antica. [dalla premessa del prof. Audano (Coordinatore del Centro di Studi sulla Fortuna dell’Antico “Emanuele Narducci” di Sestri Levante) in Aspetti della fortuna dell'Antico nella cultura Europea]

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